Vita quotidiana

Essere poveri nel XIX secolo

Essere poveri significa vivere senza riserve, senza rete di sicurezza, senza la minima possibilità di errore in un mondo che non perdona la debolezza. Non esiste margine di manovra, né possibilità di pianificazione a lungo termine: la povertà nell'Inghilterra vittoriana è un presente perpetuo, un'esistenza che si consuma giorno per giorno, pasto per pasto, penny per penny. L'inchiesta sociale di Charles Booth, iniziata nel 1886 e ancora in corso nel 1895, rivela con precisione statistica ciò che molti preferiscono ignorare: circa il trenta per cento della popolazione londinese vive al di sotto della soglia di povertà, e un ulteriore venti per cento si trova in una condizione di precarietà tale che una malattia, un incidente sul lavoro o una settimana di pioggia possono precipitare un'intera famiglia nella miseria più nera. Ogni membro della famiglia è chiamato a contribuire al reddito domestico, indipendentemente dall'età o dalla salute: il padre lavora in fabbrica, nei docks o come operaio giornaliero; la madre lava biancheria per le famiglie benestanti, cuce a cottimo per le sartorie, o vende fiori e fiammiferi agli angoli delle strade; i figli più grandi, a partire dai sei o sette anni, lavorano come strilloni di giornali, spazzacamini, lustrascarpe, garzonetti nelle botteghe o raccoglitori di sterco di cavallo nelle strade. Il lavoro occupa gran parte della giornata — dodici, quattordici, talvolta sedici ore — e lascia poco spazio per qualsiasi altra attività che non sia il sonno e il consumo frettoloso di un pasto insufficiente.

Il cibo è semplice, monotono e spesso insufficiente a soddisfare il fabbisogno calorico di corpi sottoposti a lavoro fisico estenuante. Pane — spesso raffermo o di qualità scadente, talvolta adulterato con gesso o allume dai fornai disonesti —, patate, qualche verdura di stagione acquistata a fine giornata sui mercati quando i prezzi scendono, e raramente carne, che quando compare sulla tavola è di taglio infimo: frattaglie, ossa con poco attaccato, pezzi di selvaggina di dubbia provenienza. Si mangia ciò che ci si può permettere, non ciò che è nutriente o gustoso. Le donne sviluppano un'arte straordinaria nel far rendere ogni ingrediente: zuppe preparate con avanzi e ossa bollite per ore, pudding di farina e sugna che riempiono lo stomaco senza nutrire davvero, pane inzuppato nel grasso di cottura come unica colazione. Il tè, dolcificato con lo zucchero più economico e allungato fino a perdere ogni colore, è spesso l'unico conforto della giornata, una bevanda calda che scalda le mani e lo stomaco nei mesi invernali quando il freddo penetra attraverso le pareti sottili delle case popolari.

Le abitazioni sono anguste, umide, sporche, e spesso pericolose per la salute di chi le abita. Intere famiglie — padre, madre e cinque, sei, sette figli — vivono stipate in una o due stanze, spesso condivise con altri nuclei familiari o con estranei che pagano pochi penny a notte per un angolo di pavimento su cui dormire. Nei quartieri più degradati dell'East End — Whitechapel, Bethnal Green, Shoreditch, l'Old Nichol — gli edifici sono costruiti schiena a schiena, senza ventilazione, senza luce naturale nelle stanze interne, con scale pericolanti, pavimenti che si sfondano e tetti che lasciano passare la pioggia. La promiscuità è inevitabile: uomini, donne e bambini dormono nello stesso letto o sullo stesso giaciglio di paglia, senza privacy, senza igiene, senza dignità. Le malattie infettive trovano in queste condizioni il terreno ideale per proliferare: tubercolosi, tifo, difterite, scarlattina, colera — benché le grandi epidemie siano meno frequenti che a metà secolo — mietono vittime soprattutto tra i più deboli. La mortalità infantile è altissima e considerata una tragica normalità: nei quartieri più poveri, un bambino su quattro non raggiunge il primo anno di vita, e molti di quelli che sopravvivono crescono rachitici, malnutriti, con problemi alla vista e ai polmoni causati dal fumo, dalla polvere e dalla mancanza di luce. I bambini che sopravvivono crescono rapidamente, costretti a diventare forza lavoro prima ancora di essere pienamente persone, derubati di un'infanzia che la società vittoriana celebra nei suoi romanzi e nelle sue cartoline natalizie ma nega sistematicamente ai figli dei poveri.

La vita dei benestanti

Per le classi agiate, la quotidianità è organizzata attorno al tempo libero e al mantenimento delle apparenze, un'architettura sociale elaborata in cui ogni gesto, ogni parola, ogni abito e ogni ora della giornata seguono regole non scritte ma rigidissime. Il lavoro, se presente, è di tipo amministrativo, intellettuale o politico: gestione delle proprietà terriere attraverso agenti e fattori, pratica legale negli Inns of Court, attività parlamentare alla Camera dei Lords o dei Comuni, amministrazione di investimenti finanziari attraverso la mediazione di broker nella City. Molti non lavorano affatto, nel senso convenzionale del termine: vivono di rendite fondiarie, di interessi su titoli di stato o di redditi coloniali che arrivano puntualmente dalle piantagioni di tè in India, dalle miniere di diamanti in Sudafrica o dalle proprietà fondiarie in Irlanda. La gestione della casa e della vita pratica è delegata interamente alla servitù, un esercito invisibile di cameriere, cuoche, valletti, maggiordomi, giardinieri, stallieri, governanti e bambinai che può contare da cinque a trenta persone nelle case più importanti.

I corpi dei benestanti sono protetti dalla fatica, puliti con acqua calda portata in camera dalla servitù, vestiti con abiti di sartoria che vengono cambiati più volte al giorno, nutriti con regolarità e abbondanza a tavole imbandite con argenteria, porcellana e cristalleria. La colazione prevede uova, bacon, rognoni, aringhe affumicate (kipper), toast con burro e marmellata, frutta di stagione e tè o caffè serviti in teiere d'argento. Il pranzo è un pasto leggero ma raffinato: insalate, carni fredde, formaggi. Il tè delle cinque è un rituale sociale irrinunciabile, accompagnato da sandwiches sottili con il cetriolo, scones con panna densa e marmellata, e pasticceria delicata. La cena, servita alle otto di sera in abito formale, è il pasto principale della giornata e può comprendere fino a otto portate: zuppa, pesce, arrosto, contorni, insalata, dolce, formaggio, e dessert con frutta secca e porto. Le abitazioni sono grandi, luminose, arredate con cura seguendo le mode del momento — il gusto estetico dell'Arts and Crafts Movement compete con il tradizionalismo dei mobili in mogano e le fantasie orientaliste ispirate dall'Impero —, con stanze separate per ogni funzione: sala da pranzo, salotto, studio, sala da musica, biblioteca, nursery, stanze da letto per i membri della famiglia e stanze separate per gli ospiti.

Le famiglie agiate possono permettersi vacanze in località balneari — Brighton, Eastbourne, Bournemouth — o nella campagna inglese, viaggi nel continente — la Riviera francese, le terme tedesche, i laghi italiani, la Svizzera per la montagna —, e svaghi culturali come il teatro, l'opera al Royal Opera House di Covent Garden, le esposizioni alla Royal Academy, le gare di canottaggio a Henley, le corse di cavalli ad Ascot e Epsom, e la Season londinese, quel ciclo di balli, ricevimenti e presentazioni a Corte che si svolge ogni anno tra aprile e luglio e che rappresenta il cuore pulsante della vita sociale dell'aristocrazia. I bambini delle famiglie agiate crescono in ambienti separati dal mondo adulto, nella nursery al piano superiore della casa, circondati da giocattoli costosi — cavalli a dondolo, case di bambole, soldatini di piombo, treni in miniatura — e seguiti quotidianamente da governanti, tate e precettori che li educano nelle lingue, nella musica, nel disegno e nelle buone maniere. Frequentano in seguito le grandi public schools — Eton, Harrow, Winchester, Rugby — e poi l'università a Oxford o Cambridge. La loro infanzia è riconosciuta come una fase da preservare e da proteggere, non come una risorsa da sfruttare, in un contrasto stridente con l'infanzia negata dei bambini dei quartieri popolari.

Case e quartieri

Le abitazioni raccontano più di ogni altra cosa la distanza abissale tra le classi sociali nella Londra del 1895. Le eleganti ville vittoriane in mattoni rossi con le loro bow windows, i giardini curati, le cancellate in ferro battuto e i gradini di pietra bianca che oggi rappresentano l'immaginario romantico dell'epoca sono una minoranza privilegiata, concentrate nei quartieri occidentali e settentrionali della città: Mayfair, Belgravia, Kensington, Chelsea, Hampstead, St John's Wood. La maggior parte della popolazione vive in quartieri sovraffollati, costruiti in fretta durante l'espansione edilizia dei decenni precedenti con materiali scadenti, senza pianificazione urbanistica e senza riguardo per l'igiene o la sicurezza degli abitanti. Gli slums — i bassifondi — sono labirinti di vicoli stretti e male illuminati, cortili interni dove il sole non penetra mai, edifici di due o tre piani separati da passaggi così angusti che due persone non possono camminarvi affiancate. Le case sono spesso prive di acqua corrente: un unico rubinetto nel cortile serve decine di famiglie che si mettono in fila ogni mattina con secchi e brocche. I servizi igienici sono latrine esterne condivise, collegate a pozzi neri che traboccano regolarmente, e il cui odore pervade l'intero isolato. Le pareti interne sono umide e ricoperte di muffa nera, i pavimenti sono di terra battuta nelle case più povere, le finestre — quando ci sono — sono prive di vetri e chiuse con stracci o cartone.

Nell'immaginario delle classi alte, queste condizioni sono il risultato diretto dei vizi e della pigrizia dei poveri, una visione moralistica che permette di giustificare la disuguaglianza come conseguenza naturale del carattere anziché del sistema economico. L'East End di Londra è visto come una zona oscura, moralmente compromessa, un "continente nero" — l'espressione è di William Booth, fondatore dell'Esercito della Salvezza — dove regnano il vizio, l'alcolismo, la violenza e la depravazione. I giornali sensazionalisti alimentano questa visione con reportage a tinte fosche che descrivono gli slums come territori selvaggi e pericolosi, popolati da creature quasi subumane. Alla fine del secolo, tuttavia, nasce una curiosità morbosa verso questi quartieri, alimentata dal giornalismo investigativo di figure come Henry Mayhew e George Sims e dai romanzi sociali di autori come George Gissing e Arthur Morrison. Alcuni benestanti si travestono per mescolarsi alla folla degli slums, in una pratica nota come slumming, che conosce il suo apice proprio negli anni '90. Per alcuni è una forma di turismo del degrado, un brivido esotico da raccontare ai propri ospiti durante le cene nel West End. Per altri è un'occasione di beneficenza genuina, ispirata dai movimenti di riforma sociale come il Toynbee Hall di Whitechapel, il primo settlement house dove giovani universitari di Oxford e Cambridge vivono e lavorano a contatto con i poveri. Per altri ancora è un'occasione di osservazione sociale, di ricerca o persino di trasgressione sessuale, poiché gli slums offrono una libertà dai vincoli morali borghesi che non esiste altrove. In ogni caso, il confine tra i due mondi resta netto e raramente attraversato in modo autentico: il benestante che visita l'East End può sempre tornare a casa, nel suo mondo sicuro e confortevole, un privilegio che definisce la vera differenza tra chi osserva la povertà e chi la vive.

La casa dei ricchi e la servitù

Le dimore delle famiglie benestanti funzionano come piccole macchine sociali, organismi complessi in cui ogni ingranaggio ha una funzione precisa e ogni gesto segue una routine codificata e immutabile. La casa vittoriana della classe alta è divisa in territori rigidamente separati: i piani superiori appartengono alla famiglia e agli ospiti, con le stanze di rappresentanza — il salotto, la sala da pranzo, lo studio — al piano nobile, le camere da letto ai piani superiori, e la nursery sotto il tetto. Il seminterrato è il dominio della servitù: qui si trovano la cucina, la dispensa, la lavanderia, la stanza del carbone, i quartieri del maggiordomo e della governante. Scale di servizio separate permettono ai domestici di muoversi tra i piani senza essere visti dalla famiglia e dagli ospiti, un'invisibilità che è tanto una regola pratica quanto un principio sociale. La pulizia meticolosa di ogni stanza, la preparazione di pasti elaborati per la famiglia e più semplici per la servitù, il bucato settimanale che richiede giorni interi di lavoro tra ammollo, lavaggio, strizzatura e stiratura, la cura dei bambini dalla mattina alla sera, l'accoglienza degli ospiti con il tè e i rinfreschi appropriati, la manutenzione dei camini, delle lampade e dei giardini: tutto è affidato alla servitù, che vive spesso nella stessa casa ma in spazi separati, nascosti, subordinati, con stanze piccole e fredde sotto il tetto o nel seminterrato, accesso limitato al cibo e al riscaldamento, e un giorno libero ogni due settimane. Il benessere visibile dei padroni è reso possibile da un lavoro continuo e invisibile che non si interrompe mai, nemmeno nei giorni festivi. La casa deve apparire ordinata, pulita e immobile, come se la perfezione si mantenesse da sola, anche se al suo interno si muove incessantemente un esercito di domestici le cui mani screpolate, le schiene curve e gli occhi stanchi raccontano una storia molto diversa da quella che i salotti lucidati vogliono mostrare.

La giornata di una domestica

La giornata di una domestica inizia prima dell'alba, alle cinque o alle cinque e mezza del mattino, quando la casa è ancora immersa nell'oscurità e nel silenzio, e termina a notte inoltrata, raramente prima delle dieci o delle undici di sera. Si comincia con la pulizia dei camini nelle stanze principali — un lavoro nero e faticoso che richiede di inginocchiarsi davanti al focolare, rimuovere la cenere del giorno precedente, preparare la carta, il legno d'accensione e il carbone, e accendere il fuoco con cura per evitare che la stanza si riempia di fumo. Poi si passa a scaldare l'acqua per i lavaggi della famiglia e a preparare la casa al risveglio dei padroni: i pavimenti vanno spazzati e lavati, i tappeti sbattuti, le superfici in ottone e argento lucidate con composti specifici, le scale di legno strofinate con cera d'api, i vetri delle finestre puliti con aceto e giornale vecchio. La domestica deve completare tutto questo prima che la famiglia si svegli, lavorando in silenzio e nell'ombra, perché il rumore delle sue attività non deve disturbare il sonno dei padroni. Dopo una breve colazione condivisa con il resto della servitù nella sala comune del seminterrato — tè, pane con burro o margarina, e talvolta un uovo o un pezzo di bacon —, seguono ore di lavoro nelle camere: rifare i letti con lenzuola inamidate e coperte tirate alla perfezione, svuotare e pulire i vasi da notte con acqua bollente e sapone carbolicato, rifornire i secchi del carbone trasportandoli dal deposito nel seminterrato su per le scale di servizio, pulire scale, corridoi e pianerottoli, spolverare i mobili, lucidare gli specchi e i vetri delle porte.

Il pomeriggio è dedicato alla manutenzione costante della casa e alla disponibilità totale verso la padrona e gli ospiti che possono presentarsi in qualsiasi momento per il tè. La domestica deve essere sempre presentabile — grembiule pulito, cuffia in ordine, mani lavate — e pronta a rispondere al campanello che collega ogni stanza della casa alla board dei campanelli nel corridoio della servitù, dove ogni suoneria ha un timbro diverso che indica la stanza da cui proviene la chiamata. Il pomeriggio è anche il momento dedicato al rammendo della biancheria di casa, alla preparazione della dispensa per la cuoca, alla lucidatura dell'argenteria per la cena serale e alla pulizia delle lampade a gas o a olio che devono essere pronte per l'accensione serale. Il fuoco viene riacceso nelle stanze dove si è spento, l'acqua viene scaldata per le abluzioni pomeridiane, le lampade vengono accese una a una con un fiammifero lungo quando il buio cala. La sera non segna la fine del lavoro, ma un cambio di mansioni: gli ospiti a cena richiedono attenzioni continue — servizio a tavola se la servitù è ridotta e non c'è un valletto, preparazione di bevande calde, assistenza alle signore che necessitano di aiuto con le acconciature o con il cambio d'abito per la serata. Solo a tarda notte la domestica può finalmente ritirarsi nella propria stanza sotto il tetto, spesso una mansarda gelida d'inverno e soffocante d'estate, con un letto di ferro, un catino per lavarsi e una candela come unica illuminazione. Lo stipendio varia tra le 12 e le 20 sterline all'anno, con vitto e alloggio inclusi, e un giorno e mezzo libero ogni quindici giorni. Verso la fine del secolo, l'introduzione dell'acqua corrente, delle caldaie e dell'illuminazione a gas nelle case più moderne allevia parte della fatica fisica — non è più necessario trasportare secchi d'acqua su per tre piani di scale o pulire gli stoppini delle lampade a olio ogni sera — ma non riduce realmente l'orario di lavoro né migliora in modo sostanziale le condizioni di vita della servitù.

La giornata di una famiglia benestante

La vita quotidiana di una famiglia agiata segue un ritmo completamente diverso da quello dei ceti popolari, un ritmo scandito non dalla necessità di sopravvivere ma dal piacere di vivere bene e dal dovere di mostrarlo. Il risveglio è dolce e graduale, spesso accompagnato da una tazza di tè portata in camera dalla cameriera personale — la lady's maid per la signora, il valet per il signore — che apre anche le tende e prepara gli abiti per la mattinata. Vestirsi è un atto sociale complesso, mai lasciato al caso e mai affidato alla sola volontà dell'individuo: la scelta dell'abito deve rispettare l'ora del giorno, l'attività prevista, il luogo in cui ci si recherà e la compagnia che si frequenterà. Uscire dalla propria stanza in abiti da notte o in déshabillé è impensabile, una mancanza di decoro che nella buona società sarebbe considerata un affronto. La giornata di una signora prevede diversi cambi d'abito — un abito da mattina in tessuto leggero per le ore in casa, un abito più formale per le visite pomeridiane o le commissioni in città, un abito da tè per il rituale delle cinque, e un abito da sera in seta o raso per la cena e gli eventi sociali —, ognuno dei quali richiede l'assistenza della cameriera per allacciare il corsetto, sistemare le sottogonne, fissare l'acconciatura con forcine e pettini decorativi, e selezionare i gioielli appropriati.

La colazione si svolge nella sala da pranzo tra le otto e mezza e le dieci, con i piatti disposti su scaldavivande d'argento sulla credenza, in un sistema a buffet che permette a ciascun membro della famiglia di servirsi secondo le proprie preferenze e i propri orari. Il padrone di casa legge il Times mentre consuma uova strapazzate, bacon e toast; la padrona sfoglia la corrispondenza del mattino — inviti, biglietti da visita, fatture dei commercianti — e pianifica la giornata con la cuoca e la governante, discutendo i menu, le spese domestiche e le necessità della settimana. Il resto della mattinata è dedicato alla corrispondenza, alla lettura, alla gestione degli affari domestici o alle visite dal sarto, dalla modista o dal gioielliere. Il pomeriggio è il cuore della vita sociale: le signore ricevono e restituiscono visite secondo un rigido protocollo che prevede il deposito di biglietti da visita, la durata esatta della visita — quindici minuti è considerata appropriata per una visita di cortesia —, e argomenti di conversazione accettabili che escludono rigorosamente il denaro, la politica e qualsiasi argomento che possa essere considerato indelicato. I tea party riuniscono le signore del quartiere attorno a tavoli elegantemente apparecchiati con servizi in porcellana di Wedgwood o Royal Doulton, dove si servono sandwiches sottili, scones e pasticceria accompagnati da tè Earl Grey o Darjeeling versato dalla padrona di casa in persona.

I bambini mangiano separatamente nella nursery, accuditi dalla tata — la nanny —, e vengono presentati ai genitori solo per brevi momenti ritualizzati: dopo il tè, la madre può recarsi nella nursery per una mezz'ora di gioco sorvegliato, o i bambini possono essere condotti nel salotto, lavati e vestiti con cura, per essere mostrati agli ospiti come piccole opere d'arte viventi, prima di essere ricondotti nel loro mondo separato. La sera è riservata alla vita sociale nella sua forma più elaborata: cene formali con otto o dodici invitati selezionati con cura per creare una tavola equilibrata per genere, rango e conversazione; serate al teatro — il Lyceum di Henry Irving, il Savoy Theatre di Gilbert e Sullivan, i music hall del West End —; balli e ricevimenti nei grandi saloni delle case aristocratiche durante la Season; e le immancabili partite a carte — whist, écarté, bezique — che accompagnano le serate più tranquille in casa. La quotidianità dei benestanti non è mai lasciata al caso, ma costruita come una sequenza precisa di gesti, rituali e apparizioni pubbliche che confermano e rafforzano lo status sociale, l'ordine delle cose e l'appartenenza a un mondo che si percepisce — e si vuole percepire — come naturale, giusto e immutabile, anche quando le crepe iniziano a farsi visibili e le voci del cambiamento si fanno più insistenti.