Farmacie, speziali e commercio delle sostanze
Nella Londra vittoriana non esiste una netta separazione tra farmaco, droga e rimedio domestico. Il confine tra ciò che è medicina e ciò che è veleno, tra ciò che cura e ciò che intossica, è straordinariamente permeabile e varia a seconda del quartiere, della classe sociale e dell'interlocutore. Le farmacie vendono liberamente tinture, polveri, sciroppi e pillole senza prescrizione medica, esponendo in vetrina flaconi di laudano accanto a pastiglie per la tosse, soluzioni di arsenico accanto a sciroppi per bambini. Il Pharmacy Act del 1868 ha introdotto un registro dei veleni e ha imposto che alcune sostanze particolarmente pericolose — arsenico, stricnina, acido prussico, cianuro di potassio — possano essere vendute solo da farmacisti registrati presso la Pharmaceutical Society of Great Britain, ma nella pratica le violazioni sono frequenti e i controlli sporadici. Le farmacie più eleganti si trovano lungo le grandi arterie commerciali: su Oxford Street, Regent Street, Piccadilly e nelle vie residenziali di Mayfair, Belgravia e Kensington. Qui il farmacista è una figura rispettabile, vestita con camice immacolato, che opera dietro banconi di mogano lucidato, circondato da scaffali di vetro dove flaconi con etichette in latino e bilance di precisione in ottone conferiscono un'aria di autorevolezza scientifica. I clienti della buona società vengono accolti con deferenza e possono ordinare preparazioni personalizzate, formulate secondo le indicazioni del proprio medico o secondo ricette tradizionali tramandate in famiglia.
Ma il commercio delle sostanze non si limita a questi ambienti raffinati. Nei quartieri popolari di Whitechapel, Bethnal Green, Shoreditch, Bermondsey e Southwark, droghieri e speziali vendono le stesse sostanze a prezzi ridotti, spesso in dosi approssimative e senza alcuna indicazione posologica. Nei mercati all'aperto e lungo le strade affollate dell'East End, venditori ambulanti offrono rimedi miracolosi da carri e bancarelle, attirando clienti con promesse di guarigioni istantanee e testimonianze inventate. I cosiddetti patent medicines — le medicine brevettate — rappresentano un mercato straordinariamente fiorente: preparati come le Beecham's Pills, l'Holloway's Ointment, il Clarke's Blood Mixture e il Pink Pills for Pale People vengono pubblicizzati su giornali, manifesti murali, cartoline illustrate e persino sulle fiancate degli omnibus a cavallo, promettendo di curare qualsiasi disturbo, dalla dispepsia alla tisi, dall'impotenza alla malinconia. I fabbricanti non sono tenuti a dichiarare gli ingredienti, e molti di questi prodotti contengono dosi significative di oppio, alcol, mercurio, arsenico o semplicemente acqua colorata con zucchero e aromi. La fiducia nella scienza moderna convive con tradizioni popolari, superstizioni e un uso disinvolto di composti chimici potenzialmente tossici. La distinzione tra cura e pericolo è spesso labile e affidata all'esperienza personale più che a criteri oggettivi, e la mancanza di una regolamentazione efficace rende la Londra del 1895 un vasto laboratorio farmacologico a cielo aperto, dove chiunque — dal gentiluomo di Pall Mall alla lavandaia di Lambeth — può acquistare, miscelare e consumare sostanze potenzialmente letali con la stessa facilità con cui compra il tè o il tabacco.
Oppio, laudano e derivati
L'oppio è la sostanza più diffusa e socialmente accettata dell'epoca vittoriana, una presenza così capillare nella vita quotidiana da risultare quasi invisibile. Viene utilizzato come analgesico, sedativo, antidiarroico e calmante per l'ansia, ma anche come rimedio per la tosse, per i crampi mestruali, per il mal di denti e per praticamente qualsiasi forma di dolore o disagio fisico. La sua forma più comune è il laudano, una tintura alcolica d'oppio la cui ricetta standard prevede circa il dieci per cento di oppio in polvere dissolto in alcol, talvolta aromatizzato con zafferano, cannella o chiodi di garofano. Il laudano è ampiamente prescritto dai medici e venduto senza restrizioni in qualsiasi farmacia, drogheria o bottega di speziale al prezzo di pochi penny la bottiglia, rendendolo accessibile anche ai più poveri. Accanto al laudano esistono numerose altre preparazioni a base di oppio, ciascuna con una specifica destinazione d'uso: il paregorico, una tintura d'oppio canforata, è il rimedio standard per la diarrea e le coliche intestinali; le Dover's Powders, una miscela di oppio e ipecacuana, vengono prescritte per febbri e raffreddori; il Battley's Sedative Solution è preferito da chi cerca un effetto calmante senza il gusto sgradevole del laudano puro.
L'oppio viene consumato tanto dagli aristocratici quanto dalla classe operaia, sebbene con giustificazioni e modalità diverse: i primi lo assumono per i dolori cronici, come aiuto al sonno, per calmare i nervi durante la stagione mondana o semplicemente come abitudine consolidata tramandata dal proprio medico di fiducia. I secondi lo utilizzano per resistere alla fatica di giornate lavorative di quattordici ore, per alleviare malattie che non possono permettersi di curare adeguatamente, per placare la fame o semplicemente per fuggire, anche solo per poche ore, da condizioni di vita che rendono l'oblio una tentazione costante. L'assuefazione è nota ma sistematicamente sottovalutata dalla professione medica. Molti pazienti sviluppano una dipendenza profonda senza che questa venga riconosciuta come tale, e i medici stessi talvolta ne sono vittime, avendo accesso illimitato alla sostanza. L'interruzione brusca del laudano provoca sintomi che oggi riconosceremmo come astinenza — sudorazione, tremori, crampi, insonnia, agitazione estrema — ma che all'epoca vengono spesso interpretati come peggioramento della malattia originale, portando paradossalmente a un aumento del dosaggio.
Particolarmente diffuso e tragico è l'uso dell'oppio nei bambini attraverso sciroppi calmanti destinati ai neonati e ai lattanti. Il Godfrey's Cordial, la Mrs. Winslow's Soothing Syrup, il Dalby's Carminative e lo Steedman's Soothing Powders sono solo alcuni dei preparati commercializzati espressamente per sedare coliche, dolori della dentizione, pianto notturno e quella che viene genericamente definita "irrequietezza infantile". Queste preparazioni contengono dosi di oppio calibrate per un adulto e somministrate a bambini di poche settimane di vita, spesso da nutrici, balie o madri lavoratrici che non possono permettersi di restare sveglie durante la notte. L'alta mortalità infantile dell'epoca rende difficile distinguere tra cause naturali e avvelenamenti accidentali da oppio: molti decessi attribuiti a "convulsioni", "debolezza congenita" o "dentizione" sono in realtà casi di overdose. I coroner londinesi registrano ogni anno decine di morti infantili per avvelenamento da oppio, ma queste cifre rappresentano solo una frazione del fenomeno reale, poiché la maggior parte dei decessi non viene indagata. Malgrado le denunce di alcuni medici e riformatori sociali, e malgrado il Sale of Food and Drugs Act del 1875 che dovrebbe garantire una minima accuratezza nella composizione dei farmaci, la vendita di sciroppi a base di oppio per bambini resta comune e largamente tollerata fino alla fine del secolo.
Cocaina e stimolanti
La cocaina entra in uso nella seconda metà del XIX secolo come sostanza "moderna" e scientifica, simbolo del progresso farmacologico dell'epoca. L'isolamento dell'alcaloide dalle foglie di coca, avvenuto nel 1860 per opera del chimico Albert Niemann, apre la strada a una serie di applicazioni mediche che si moltiplicano nei decenni successivi. Nel 1884 Karl Koller, un giovane oftalmologo viennese, dimostra le proprietà anestetiche locali della cocaina sull'occhio, rivoluzionando la chirurgia oculare e dando impulso a un entusiasmo che si diffonde rapidamente in tutta Europa. Nello stesso anno Sigmund Freud pubblica il suo celebre saggio "Über Coca", nel quale elogia la cocaina come rimedio per la depressione, la fatica nervosa e la dipendenza da morfina, contribuendo a costruire l'immagine di una sostanza benefica e priva di rischi significativi.
La cocaina è apprezzata per i suoi effetti stimolanti, la capacità di ridurre la fatica e di conferire un senso di lucidità, energia e benessere che la rendono particolarmente attraente per professionisti, intellettuali, artisti e uomini d'affari. In ambito medico viene utilizzata soprattutto in odontoiatria e oftalmologia come anestetico locale, ma trova impiego anche nel trattamento della depressione, dell'isteria, della dipendenza da morfina, dell'alcolismo, dell'asma e persino del mal di mare. La percezione è inizialmente positiva e priva delle connotazioni morali negative associate all'oppio: la cocaina è vista come una sostanza elegante, razionale, moderna, adatta all'uomo d'azione e al pensatore, non al sognatore e all'inebetito. Preparazioni commerciali a base di coca sono ampiamente disponibili e attivamente promosse: il Vin Mariani, un vino di Bordeaux addizionato con estratto di foglie di coca, viene elogiato da personalità come il Papa Leone XIII, da scrittori, attori e politici, e la sua pubblicità campeggia sui giornali di mezza Europa. In Inghilterra, soluzioni di cocaina vengono incorporate in pastiglie per il mal di gola, gocce per il mal di denti, polveri per il catarro e tonici nervini venduti liberamente in farmacia e per corrispondenza.
Nella narrativa popolare, la cocaina compare come compagna dei detective e degli intellettuali: il celebre Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle si inietta una soluzione di cocaina al sette per cento nei momenti di noia, e il suo medico Watson lo rimprovera per questa abitudine senza tuttavia riuscire a dissuaderlo, un riflesso fedele dell'ambiguità con cui la società vittoriana guarda alla sostanza. Solo negli anni Novanta del secolo iniziano a emergere con chiarezza i suoi effetti collaterali devastanti, tra cui paranoia, allucinazioni, insonnia cronica, agitazione estrema, perdita di peso e una dipendenza psicologica tenace e distruttiva. Alcuni medici iniziano a parlare apertamente dei danni provocati dall'abuso di cocaina, ma la sostanza non è soggetta a restrizioni legali e la sua diffusione non viene realmente contenuta. Molte preparazioni commerciali continuano a includerla in tonici, elisir e rimedi "ricostituenti" che vengono consumati quotidianamente da migliaia di persone inconsapevoli della presenza dell'alcaloide.
Alcol, etere e altre sostanze volatili
L'alcol è onnipresente e profondamente integrato nel tessuto sociale dell'epoca vittoriana, utilizzato tanto come bevanda quanto come solvente per farmaci e rimedi di ogni tipo. Molti preparati medicinali contengono elevate percentuali alcoliche — talvolta superiori al quaranta per cento — rendendo di fatto impossibile distinguere tra cura e consumo ricreativo. Tonici come il Hostetter's Stomach Bitters o il Lydia Pinkham's Vegetable Compound, venduti come rimedi per dispepsia, anemia e "debolezza femminile", sono in realtà bevande alcoliche mascherate da medicine, il che consente anche alle donne e ai sostenitori della temperanza di consumare alcol senza infrangere apertamente le convenzioni sociali. Il brandy è considerato un medicinale a tutti gli effetti: i medici lo prescrivono per svenimenti, debolezza, shock, convalescenza e persino per i bambini malati. Un cucchiaio di brandy nel latte caldo è un rimedio universale che attraversa tutte le classi sociali.
L'etere è noto sia come anestetico chirurgico — il suo uso in sala operatoria è ormai consolidato dagli anni Quaranta — sia come sostanza inalante capace di indurre stati di euforia, leggerezza e torpore. Il suo uso ricreativo, sebbene marginale rispetto all'alcol e all'oppio, non è affatto sconosciuto. Nelle facoltà di medicina e nelle scuole scientifiche, le cosiddette "ether frolics" — serate in cui studenti e giovani medici inalano etere per divertimento — sono un fenomeno documentato e tollerato con indulgenza. Anche il cloroformio viene talvolta inalato a scopo ricreativo, sebbene il rischio di morte per arresto cardiaco sia significativamente più elevato rispetto all'etere. Il protossido d'azoto, noto come gas esilarante, era stato una curiosità da dimostrazione scientifica fin dall'inizio del secolo: le "laughing gas parties" organizzate da chimici e intrattenitori avevano divertito il pubblico dell'alta società prima che il gas trovasse applicazione come anestetico. Nel 1895, il suo uso ricreativo è occasionale ma non dimenticato, e alcuni dentisti lo offrono ai pazienti più ansiosi come alternativa al cloroformio.
Rimedi casalinghi e medicina domestica
Accanto alla medicina ufficiale prospera una vasta e radicata tradizione di rimedi casalinghi che costituisce, per la maggior parte della popolazione, il primo e spesso l'unico approccio alla cura della malattia. Infusi di erbe, cataplasmi, decotti e unguenti vengono preparati in casa seguendo ricette tramandate di generazione in generazione, spesso custodite in quaderni manoscritti che le donne della famiglia si passano come una sorta di eredità domestica. La figura della madre o della nonna come guaritrice familiare è centrale nella cultura vittoriana: è lei che diagnostica, prepara i rimedi, decide quando chiamare il medico — se il bilancio familiare lo consente — e quando affidarsi alla provvidenza. Manuali di economia domestica come il celebre "Mrs Beeton's Book of Household Management" dedicano ampio spazio ai rimedi per ogni tipo di malanno, dalla febbre ai geloni, dal raffreddore all'indigestione, fornendo ricette dettagliate che mescolano saggezza popolare e nozioni mediche divulgate.
Tra gli ingredienti più comuni si trovano la senape, utilizzata in impiastri per il petto contro bronchiti e polmoniti; la canfora, strofinata sulle tempie per il mal di testa o sciolta in olio per dolori articolari; la trementina, impiegata come antielmintico e come frizione per i dolori muscolari; il mercurio in piccole dosi come purgante; lo zolfo come depurativo del sangue; e l'arsenico in soluzioni estremamente diluite come tonico generale. L'infuso di camomilla è il rimedio universale per l'insonnia, l'ansia e i disturbi digestivi. Il tè di sambuco viene prescritto per le febbri e i raffreddori. La corteccia di salice, che contiene un precursore dell'aspirina, viene masticata o bollita per i dolori. L'aglio è ritenuto un potente antisettico e viene applicato sia internamente che esternamente. L'uso di purganti è estremamente diffuso e considerato non solo salutare ma necessario alla buona salute: sali di Epsom, olio di ricino, calomelano e senna vengono somministrati con regolarità quasi rituale, nella convinzione che l'accumulo di materia fecale nell'intestino sia causa di malattie, malumore, acne, mal di testa e debolezza generale. L'induzione del vomito con emetici come l'ipecacuana è praticata per "liberare" il corpo dalle impurità, soprattutto in caso di indigestione, avvelenamento sospetto o febbre. La logica dominante è quella dell'equilibrio corporeo — un retaggio della medicina umorale che, sebbene ufficialmente superata dalla scienza moderna, continua a influenzare profondamente le pratiche domestiche — più che della cura mirata della malattia specifica. Molti di questi rimedi hanno una reale efficacia blanda, soprattutto come calmanti, antisettici leggeri o semplici placebo confortanti; altri sono completamente inefficaci; altri ancora sono francamente pericolosi e possono aggravare le condizioni del paziente o causare avvelenamenti cronici.
Cosmetici e prodotti per la cura del corpo
I cosmetici vittoriani sono spesso pericolosi quanto i veleni che un farmacista prudente terrebbe sotto chiave. Creme sbiancanti, ciprie e lozioni per il viso contengono piombo, arsenico, mercurio o ammoniaca, sostanze scelte per la loro efficacia immediata nel rendere la pelle pallida, liscia e uniforme. Il pallore è sinonimo di raffinatezza, salute e rispettabilità: una pelle abbronzata è associata al lavoro all'aperto e quindi alla classe operaia, mentre il candore del volto segnala una vita agiata, protetta dal sole e dalla fatica. Le Arsenic Complexion Wafers, piccole cialde contenenti arsenico da ingerire quotidianamente, sono pubblicizzate sui giornali come il segreto di un incarnato perfetto e vengono vendute per corrispondenza a migliaia di donne in tutto il paese. Il piombo bianco, noto come cerussa, è l'ingrediente base di molte ciprie e fondotinta: conferisce alla pelle un aspetto vellutato e omogeneo, ma con l'uso prolungato provoca avvelenamento da piombo — il saturnismo — con sintomi che includono tremori, dolori addominali, perdita dei denti, paralisi e, nei casi più gravi, la morte.
Molte donne accettano consapevolmente irritazioni cutanee, ulcere, eruzioni e avvelenamenti lenti pur di mantenere l'aspetto desiderato, e alcune arrivano a nascondere i danni sotto strati sempre più spessi di cosmetici, innescando un circolo vizioso di deterioramento e mascheramento. Lo scandalo di Madame Rachel, una cosmetologa londinese che negli anni Sessanta vendeva trattamenti di bellezza a prezzi esorbitanti promettendo di rendere le sue clienti "beautiful for ever", ha brevemente attirato l'attenzione pubblica sulla pericolosità di questi prodotti, ma senza conseguenze durature sulla loro commercializzazione. Rossetti e fard utilizzano coloranti derivati da cocciniglia — un pigmento rosso estratto da insetti —, metalli pesanti come il cinabro o anilina, un derivato del catrame di carbone che può provocare gravi reazioni allergiche e dermatiti. Il trucco è ufficialmente disapprovato dalla morale vittoriana — una donna rispettabile non dovrebbe "dipingersi il viso" — ma nella pratica l'uso di cosmetici è diffusissimo, a patto che l'artificio rimanga invisibile. I prodotti per capelli includono tinture corrosive a base di piombo o nitrato d'argento, oli profumati come il celebre Macassar Oil — così popolare che le poltroncine delle case vittoriane vengono dotate di coperture chiamate "antimacassars" per proteggere la tappezzeria dalle macchie d'olio — e preparati per stimolare la crescita che possono causare perdita permanente dei capelli, ustioni del cuoio capelluto o avvelenamento per assorbimento cutaneo. I dentifrici dell'epoca contengono gesso, carbone, corteccia di cannella e talvolta acidi che, sebbene efficaci nello sbiancare i denti, ne erodono progressivamente lo smalto. Anche i profumi contengono spesso alcol in elevate concentrazioni, muschio animale, solventi aggressivi e essenze sintetiche di recente invenzione la cui sicurezza non è stata in alcun modo verificata.
Igiene, detergenti e sostanze d'uso quotidiano
Saponi, detergenti e disinfettanti non sono uniformemente regolamentati e la loro qualità varia enormemente. Molti saponi comuni contengono soda caustica in eccesso o acidi forti, efficaci nel rimuovere lo sporco ma irritanti per la pelle, soprattutto per le mani delle lavandaie e delle domestiche che li usano quotidianamente senza protezione. Il Pears' Transparent Soap, prodotto dal 1807 e ampiamente pubblicizzato con campagne artistiche innovative — inclusa la celebre illustrazione di un bambino che soffia bolle di sapone dipinta da John Everett Millais — rappresenta l'eccezione di lusso: un sapone glicerinato, delicato e profumato, accessibile principalmente alla borghesia e all'aristocrazia. Per la classe operaia, il sapone è spesso un prodotto ruvido e aggressivo, venduto in blocchi da tagliare, o addirittura un lusso che viene sostituito da cenere di legna e acqua calda.
I deodoranti, dove presenti, si basano su polveri assorbenti come il talco, su frizioni di aceto diluito o su profumazioni intense che mascherano gli odori corporei piuttosto che eliminarli. L'igiene personale quotidiana, nel senso moderno del termine, è una pratica che si sta lentamente affermando ma che resta tutt'altro che universale: molte case popolari non hanno acqua corrente calda, e un bagno completo è un evento settimanale o addirittura mensile per gran parte della popolazione. L'uso di disinfettanti domestici aumenta significativamente verso la fine del secolo, soprattutto in seguito alla diffusione delle teorie di Louis Pasteur e Joseph Lister sui germi e sull'antisepsi. L'acido fenico diventa il disinfettante per eccellenza, utilizzato per pulire pavimenti, latrine, scarichi e ambienti dove si sospetta la presenza di malattie infettive. Il cloruro di calce viene impiegato per purificare l'acqua e deodorare le fognature. Tuttavia, l'adozione di queste pratiche igieniche resta largamente limitata alle classi più informate e abbienti, mentre nei quartieri sovraffollati dell'East End, dove le condizioni sanitarie sono più disperate, la resistenza culturale e la mancanza di risorse rendono la rivoluzione igienica un processo lento e profondamente disuguale.
Droghe illegali
Accanto alle sostanze legalmente vendute in farmacia, esiste un circuito di droghe considerate illegali, immorali o semplicemente indecorose, il cui consumo è tollerato solo nei margini della società e la cui esistenza è avvolta in un alone di mistero, esotismo e pericolo che la cultura vittoriana coltiva con morbosa fascinazione. Le fumerie d'oppio rappresentano l'esempio più noto e più romanzato di questo sottomondo. Concentrate quasi esclusivamente a Londra e nelle città portuali di Liverpool, Bristol e Glasgow, sorgono in quartieri poveri e degradati, spesso in prossimità dei docks o nei vicoli bui e maleodoranti dell'East End. Il quartiere di Limehouse, situato lungo il Tamigi a est della Torre di Londra, è il cuore simbolico di questo fenomeno: qui una piccola comunità cinese — composta prevalentemente da marinai, lavandai e cuochi — ha portato con sé l'abitudine di fumare oppio in pipe di bambù e ceramica, e alcuni hanno aperto locali dove offrire la sostanza anche ai visitatori occidentali.
La realtà delle fumerie d'oppio di Limehouse è molto meno drammatica di come viene dipinta dalla stampa e dalla letteratura popolare. Si tratta per lo più di stanze anguste e scarsamente illuminate in edifici fatiscenti, dove pochi clienti si sdraiano su materassi o pagliericci per fumare in silenzio, assistiti da un gestore che prepara le pipe e mantiene le lampade accese. L'atmosfera è più sonnolenta che minacciosa, più triste che esotica. Eppure l'immaginario vittoriano le trasforma in antri di perdizione e degrado morale, popolati da figure sinistre, criminali, prostitute e innocenti trascinati nella rovina. Scrittori come Charles Dickens, che descrive una fumeria d'oppio nell'apertura de "Il mistero di Edwin Drood", e Oscar Wilde, che ne fa lo sfondo di alcune scene de "Il ritratto di Dorian Gray", hanno contribuito enormemente a costruire questa mitologia. Il numero reale delle fumerie d'oppio a Londra nel 1895 è probabilmente inferiore a una dozzina, e il consumo di oppio per via orale — attraverso laudano e preparati farmaceutici — resta incomparabilmente più diffuso e socialmente pervasivo.
Le fumerie sono frequentate da marinai di passaggio, lavoratori stagionali, immigrati, e da un piccolo numero di visitatori delle classi agiate in cerca di esperienze trasgressive: artisti, scrittori, bohémien e giovani aristocratici attratti dal brivido del proibito. La polizia le tollera con una certa indifferenza, intervenendo solo quando emergono denunce per disturbo dell'ordine pubblico o quando la stampa solleva clamore. Altre sostanze circolano in forma meno strutturata e più clandestina. L'hashish, noto in Inghilterra attraverso i resoconti dei viaggiatori orientalisti e attraverso l'influenza del Club des Hashischins parigino frequentato da Baudelaire e Gautier, è disponibile in forme diverse: resina importata dall'India o dal Medio Oriente, tintura alcolica preparata da farmacisti avventurosi, o dolciumi infusi venduti in circoli privati. Il suo uso resta estremamente marginale e confinato a piccoli gruppi di intellettuali, artisti e sperimentatori. Funghi essiccati con proprietà psicotrope, preparati artigianali a base di belladonna, giusquiamo o stramonio, e miscele stimolanti di composizione ignota vendute sottobanco nei pub dell'East End o nei mercati notturni completano il panorama delle sostanze non convenzionali. Questi prodotti non sono illegali in senso moderno — non esiste una legislazione specifica sulle droghe — ma il loro commercio e consumo vengono perseguiti come atti di immoralità pubblica, truffa, esercizio abusivo della professione medica o disturbo dell'ordine pubblico. Il loro uso è associato dalla morale dominante alla criminalità, alla prostituzione, agli ambienti artistici decadenti, ai circoli clandestini e alle comunità straniere, ed è spesso utilizzato come pretesto per repressioni di tipo sociale, razziale o politico più che sanitario.
Alcol e doppia morale
L'alcol occupa una posizione profondamente ambigua nella società vittoriana del 1895. È una presenza quotidiana, capillare, accettata e in larga parte incoraggiata dalle convenzioni sociali, ma al tempo stesso temuta come causa primaria di degrado morale, povertà, violenza domestica e dissoluzione delle famiglie. Questa tensione tra tolleranza e condanna attraversa l'intera epoca vittoriana senza trovare mai una risoluzione coerente, producendo una delle più vistose forme di doppia morale dell'età moderna. Birra, gin, whisky, porto, sherry, champagne e brandy sono consumati in ogni classe sociale, con differenze di contesto, qualità e apparenza più che di quantità effettiva. La classe operaia frequenta pub e taverne come luoghi imprescindibili di socialità, ristoro e rifugio dalla durezza del lavoro industriale e dalla miseria degli alloggi sovraffollati. Il pub è molto più di un luogo dove bere: è un punto di ritrovo dove si discute, si stringono affari, si cercano informazioni su lavoro e alloggio, si celebrano nascite e si commemorano i morti. Nelle zone più povere di Londra — Whitechapel, Bermondsey, Lambeth, Southwark — i pub si trovano letteralmente a ogni angolo di strada, spesso aperti dalla mattina presto fino a tarda notte. I gin palaces, con le loro facciate di vetro inciso, i banconi di ottone lucidato, le luci a gas sfavillanti e gli specchi che moltiplicano lo splendore artificiale, rappresentano per i più poveri l'unica esperienza di lusso e di bellezza in vite altrimenti grigie e faticose.
Le classi più alte bevono con altrettanta abbondanza ma in contesti diversi e con regole diverse. L'aristocrazia e l'alta borghesia consumano alcol in casa, nei club esclusivi di St. James's e Pall Mall, durante pranzi e cene formali che prevedono un rigido protocollo di vini e liquori, e durante eventi mondani come le garden party, le cacce alla volpe e le serate al teatro. Un gentiluomo può bere una bottiglia di porto dopo cena, diverse pinte di birra durante il giorno e un numero imprecisato di whisky e soda al club senza che la sua reputazione ne soffra minimamente, a patto che mantenga un contegno dignitoso e non dia spettacolo di sé. L'ubriachezza privata è tollerata; l'ubriachezza pubblica è imperdonabile. L'alcolismo è diffuso in modo trasversale ma raramente riconosciuto come malattia. È considerato un vizio morale, un segno di debolezza individuale, di mancanza di volontà e di autocontrollo, o di degenerazione ereditaria. L'Inebriates Act del 1879 e le sue successive revisioni tentano di affrontare il problema istituendo reformatories per alcolisti cronici, ma la distinzione tra cura e punizione resta sfumata, e l'internamento è spesso vissuto come una forma di incarcerazione.
Le donne alcoliste sono particolarmente stigmatizzate: l'abuso di alcol è visto come incompatibile con il ruolo domestico e materno che la società assegna alla donna, e una madre che beve è considerata non solo moralmente degradata ma pericolosa per la sopravvivenza dei propri figli. Le donne delle classi popolari che bevono in pubblico sono spesso arrestate per ubriachezza e disordine, mentre le signore dell'alta società che si abbandonano al laudano — che contiene anch'esso una significativa componente alcolica — lo fanno nella discrezione delle proprie camere da letto senza incorrere in alcuna sanzione sociale. Le campagne di temperanza rappresentano una forza significativa nella Londra del 1895. Organizzazioni come la Church of England Temperance Society, la Band of Hope — che arruola bambini facendoli giurare astinenza dall'alcol — e la United Kingdom Alliance conducono campagne instancabili attraverso prediche, manifesti, riunioni pubbliche e pressioni parlamentari. I predicatori della temperanza descrivono l'alcol come l'origine di ogni male sociale: povertà, criminalità, violenza, malattia, prostituzione e degenerazione della razza. Alcune di queste organizzazioni chiedono la proibizione totale, altre si accontentano di restrizioni sugli orari di vendita e sulla concessione di licenze ai pub.
L'impatto pratico di queste campagne è tuttavia limitato: l'industria della birra e dei liquori è potente, politicamente influente e profondamente radicata nell'economia nazionale, e l'alcol resta profondamente integrato nella vita quotidiana anche perché, in molti quartieri popolari, è spesso più sicuro dell'acqua potabile, contaminata da scarichi fognari e rifiuti industriali. Molti farmaci e rimedi contengono elevate percentuali alcoliche — talvolta superiori a quelle di un bicchiere di vino — rendendo la distinzione tra consumo terapeutico e dipendenza una questione più filosofica che pratica. In questo contesto contraddittorio, la linea tra medicina, droga e abitudine sociale continua a rimanere volutamente sfocata, riflettendo una società che condanna l'eccesso solo quando diventa visibile, pubblico e incontrollabile, e che riserva la propria indulgenza a chi ha i mezzi per nascondere i propri vizi dietro mura spesse e porte chiuse.
