Contesto storico 1885-1895

Assetto politico e tensione sociale

Negli ultimi dieci anni del secolo, la Gran Bretagna vive una stabilità solo apparente, un equilibrio fragile che nasconde fratture profonde e tensioni pronte a esplodere. Le riforme elettorali del 1867 e del 1884 hanno ampliato significativamente il corpo votante, portandolo da poco più di un milione a circa cinque milioni di uomini adulti, includendo per la prima volta lavoratori agricoli e una parte consistente della classe operaia urbana. Eppure questa espansione del suffragio non ha prodotto una reale rappresentanza delle classi popolari. Il Parlamento resta saldamente in mano a proprietari terrieri, avvocati, industriali e membri dell'aristocrazia, e le dinamiche politiche continuano a ruotare attorno alla rivalità tra il Partito Liberale e il Partito Conservatore, due formazioni che, pur nelle loro differenze, condividono la volontà di preservare le strutture fondamentali del potere esistente. Nel 1895 Lord Salisbury guida il governo con una coalizione conservatrice-unionista, consolidando il proprio potere dopo la caduta dell'ultimo gabinetto liberale. Robert Arthur Talbot Gascoyne-Cecil, terzo marchese di Salisbury, è un aristocratico di vecchio stampo, scettico verso la democrazia di massa e convinto che il compito della politica sia contenere il cambiamento, non promuoverlo. L'ombra di William Gladstone, che si è ritirato nel 1894 dopo quattro mandati da Primo Ministro, continua a pesare sul Partito Liberale, ormai fratturato dalla questione irlandese. L'Home Rule per l'Irlanda, sostenuta apertamente da Gladstone con un coraggio che i suoi detrattori chiamavano testardaggine, ha provocato la secessione degli Unionisti Liberali guidati da Joseph Chamberlain, che si sono alleati con i Conservatori, ridisegnando la mappa del potere a Westminster. Il dibattito politico è radicalizzato e avvelenato. Londra è piena di discussioni, pamphlet, giornali di parte e comizi improvvisati agli angoli delle strade. Nulla sembra più neutrale. La politica entra nei club esclusivi di Pall Mall — il Reform Club per i Liberali, il Carlton Club per i Conservatori —, nei salotti dell'alta borghesia dove si discute tra una tazza di tè e un pianoforte, nelle aule universitarie di Oxford e Cambridge, persino nelle famiglie, dove le cene possono trasformarsi in accesi dibattiti tra padri conservatori e figli attratti dal socialismo o dalle idee radicali.

Nel frattempo, nuovi attori politici si affacciano sulla scena con una determinazione che spaventa l'establishment. L'Independent Labour Party, fondato nel 1893 da Keir Hardie — il primo deputato operaio eletto in Parlamento, riconoscibile per il suo caratteristico berretto di tweed in un'aula dominata da cilindri di seta —, rappresenta una rottura con il sistema bipartitico tradizionale e annuncia l'emergere di una forza politica che parla a nome di chi lavora con le mani. La Fabian Society, fondata nel 1884, promuove un socialismo gradualista e intellettuale che attrae pensatori come George Bernard Shaw, Sidney e Beatrice Webb, e che pone le basi teoriche per quello che diventerà il Partito Laburista nel secolo successivo. I fabiani non vogliono la rivoluzione, ma la permeazione: infiltrare le istituzioni esistenti con idee progressiste, cambiare la società dall'interno. Nelle strade dell'East End, dove le idee si diffondono con metodi più diretti, volantini stampati su carta scadente passano di mano in mano, si organizzano comizi davanti ai cancelli delle fabbriche, si fondano giornali operai venduti a un penny che raggiungono un pubblico vastissimo e spesso analfabeta, letti ad alta voce nei pub e nelle sale riunioni. Il movimento sindacale, galvanizzato dal grande sciopero dei portuali del 1889, ha dimostrato che anche i lavoratori non qualificati — quelli che i sindacati tradizionali delle trade unions avevano sempre ignorato — possono organizzarsi e ottenere risultati concreti. L'istituzione dei consigli parrocchiali nel 1894 e le prime forme di partecipazione femminile al voto locale incrinano l'idea di una società rigidamente immobile. Le donne possono votare e candidarsi per i consigli scolastici e parrocchiali, un'apertura che sembra modesta ma che rappresenta una crepa significativa nel monolite del privilegio maschile. Il movimento suffragista, ancora nella sua fase costituzionale e moderata, comincia a far sentire la propria voce attraverso petizioni, conferenze pubbliche e lettere ai giornali, guidato da figure come Millicent Fawcett e la National Union of Women's Suffrage Societies.

Per le strade di Londra, la tensione politica assume forme concrete e talvolta violente. Gli anarchici, ispirati dai movimenti continentali e dall'onda lunga della Comune di Parigi del 1871, hanno compiuto attentati dinamitardi negli anni precedenti — incluso quello contro Scotland Yard nel 1884 — e la polizia mantiene una sorveglianza costante sugli ambienti radicali di Soho e Clerkenwell, dove vivono comunità di esuli politici francesi, italiani e russi. La Special Branch, nata come Special Irish Branch per contrastare la minaccia feniana, ha esteso il proprio mandato a tutti i movimenti considerati sovversivi, infiltrando agenti nelle riunioni socialiste e anarchiche, aprendo lettere, raccogliendo informazioni nei pub e nelle pensioni dove si rifugiano i rivoluzionari in esilio. I comizi all'aperto a Trafalgar Square sono rimasti nell'immaginario collettivo dopo il Bloody Sunday del 13 novembre 1887, quando la polizia a cavallo e la fanteria disperse violentemente una manifestazione per la libertà di parola e i diritti irlandesi, causando decine di feriti e contribuendo alla morte di almeno due persone. Il cambiamento non è ancora visibile nelle istituzioni, ma è percepito come minaccia da chiunque abbia qualcosa da perdere. La borghesia teme l'ascesa delle masse, l'aristocrazia difende i propri privilegi con ogni mezzo disponibile, e le classi popolari oscillano tra la rassegnazione fatalista e una rabbia sempre più organizzata e consapevole. Per un personaggio che si muove nella Londra del 1895, la politica non è un affare distante e astratto: è il tema di ogni conversazione al pub, il motivo di risse nei vicoli il sabato sera, la ragione per cui certi quartieri sono sotto sorveglianza e certi nomi — Hardie, Morris, Kropotkin — non vanno pronunciati troppo forte in presenza di uno sconosciuto che potrebbe essere un informatore della polizia.

Londra e l'Impero

Londra è il centro di un impero vastissimo e sempre più difficile da governare, un dominio che si estende su quasi un quarto delle terre emerse del pianeta e governa circa quattrocento milioni di sudditi di ogni lingua, religione e colore della pelle. Le colonie producono ricchezza — tè dall'India e da Ceylon, cotone dall'Egitto, diamanti e oro dal Sudafrica, spezie dalle Indie Orientali, lana dall'Australia, legname dal Canada — ma anche instabilità crescente e imbarazzo morale. Il costo umano dell'impero è enorme, anche se raramente viene discusso nei salotti di Mayfair o nelle aule di Westminster. Africa, India, Medio Oriente e Sudafrica sono luoghi di conflitto continuo, repressione militare e sfruttamento economico sistematico. La Scramble for Africa, la corsa alla spartizione del continente africano tra le potenze europee, è nel pieno del suo svolgimento, e la Gran Bretagna si contende territori con Francia, Germania, Belgio e Portogallo in una competizione che spesso sfocia in crisi diplomatiche e scontri armati con le popolazioni locali. Nel 1895, il fallimento del Jameson Raid — un tentativo maldestro di rovesciare il governo boero del Transvaal orchestrato da Leander Starr Jameson con il probabile coinvolgimento di Cecil Rhodes, Primo Ministro della Colonia del Capo e magnate dei diamanti — segna un momento di grave imbarazzo internazionale per la Gran Bretagna e preannuncia la guerra anglo-boera che scoppierà nel 1899. In India, il movimento nazionalista cresce sotto la guida dell'Indian National Congress, fondato nel 1885, e il malcontento anticoloniale si manifesta in forme sempre più organizzate, anche se ancora lontane dalla disobbedienza civile di massa che caratterizzerà il secolo successivo. La frontiera nord-occidentale dell'India resta una zona di guerra permanente, dove le tribù pashtun tengono impegnate intere guarnigioni britanniche in scontri sanguinosi e campagne militari senza fine.

Nel cuore della capitale, queste tensioni imperiali si manifestano sotto forme molteplici e tangibili che un osservatore attento può cogliere in ogni quartiere. L'immigrazione porta a Londra mercanti indiani con i loro turbanti e le loro stoffe colorate, lascari bengalesi che lavorano sulle navi mercantili e dormono in pensioni sovraffollate lungo Cable Street, marinai cinesi che gestiscono fumerie d'oppio e lavanderie a Limehouse, esuli politici da ogni angolo del mondo che trovano nella liberalità britannica un rifugio che i loro paesi d'origine non offrono. I quartieri intorno ai docks — Limehouse, Wapping, Shadwell, Rotherhithe — brulicano di lingue sconosciute, odori esotici di spezie e cibi stranieri, e traffici di ogni genere, legali e illegali. Ufficiali coloniali di ritorno dall'India o dal Sudan passeggiano per i club di St James's con il volto segnato dal sole tropicale, i baffi curati alla moda militare e storie di scontri nelle frontiere del Nord-Ovest o nelle campagne contro i dervisci in Sudan. Missionari anglicani e metodisti cercano fondi per le loro opere in Africa e in Asia, esibendo fotografie di villaggi lontani e bambini dalle facce scure nelle conferenze parrocchiali, alimentando un misto di pietà cristiana, curiosità esotica e superiorità razziale che è il collante emotivo dell'imperialismo popolare. Le navi che attraccano nel Pool of London e nei docks di West India, East India, Surrey e Millwall scaricano merci da ogni continente — cassette di tè avvolte in fogli di piombo, balle di cotone compresse, barili di spezie il cui profumo si sente a centinaia di metri, casse di rum giamaicano, sacchi di zucchero di canna — e con esse portano notizie, malattie, marinai in cerca di avventure e un flusso costante di inquietudini lontane. Il porto di Londra è uno dei più grandi e trafficati del mondo, un organismo colossale che impiega decine di migliaia di lavoratori e muove milioni di tonnellate di merci ogni anno.

I docks sono però anche un teatro di conflitto sociale permanente. Gli scioperi, le agitazioni sindacali e la violenza sporadica sono all'ordine del giorno in un ambiente dove il lavoro è precario, brutale e sottopagato. Il grande sciopero dei portuali del 1889, guidato da Ben Tillett e John Burns con il sostegno del veterano sindacalista Tom Mann, ha mostrato al paese intero la miseria in cui vivono i lavoratori casuali dei moli, costretti a presentarsi ogni mattina al cancello dei docks nella speranza di essere scelti da un caposquadra per una giornata di lavoro massacrante e malpagata a sei pence l'ora. La vittoria dello sciopero — i portuali ottennero il tanner, i sei pence richiesti — ha galvanizzato il movimento operaio e dimostrato che anche i lavoratori più disorganizzati e disperati possono prevalere quando si uniscono. La città intanto cresce, ma cresce male, in modo disordinato e profondamente diseguale. La popolazione di Londra ha superato i cinque milioni di abitanti, rendendola la più grande metropoli del mondo, un agglomerato sterminato che si espande in ogni direzione, divorando campagne, villaggi e spazi aperti. I quartieri poveri diventano più densi, più insalubri, più invisibili. L'East End — Whitechapel, Bethnal Green, Shoreditch, Spitalfields, Mile End — è ormai percepito come un mondo separato, una zona dove lo Stato entra a fatica e da cui escono storie disturbanti di miseria, malattia, criminalità e degrado. Le inchieste sociali di Charles Booth, che dal 1886 sta mappando la povertà di Londra strada per strada, casa per casa, famiglia per famiglia, nel suo monumentale Life and Labour of the People in London, hanno rivelato una verità scomoda: quasi un terzo della popolazione della capitale vive in condizioni di povertà o indigenza assoluta. Per chi arriva dall'altra parte della città, dall'opulenza di Mayfair o dalla rispettabilità di Kensington, l'East End è un territorio straniero tanto quanto le colonie più remote dell'Impero, e forse più pericoloso.

Scienza, tecnologia e l'illusione del controllo

Questi anni sono segnati da un'accelerazione scientifica e tecnologica senza precedenti nella storia dell'umanità, un'ondata di scoperte e invenzioni che trasforma radicalmente la vita quotidiana e il modo in cui l'uomo percepisce se stesso e il mondo. L'elettricità entra negli edifici pubblici, nelle stazioni ferroviarie, nei grandi magazzini, nei teatri del West End e nelle case dei più facoltosi, trasformando il rapporto tra l'uomo e la notte. Le strade principali di Londra — lo Strand, Piccadilly, Regent Street — sono illuminate da lampioni elettrici ad arco che diffondono una luce bianca e cruda, molto diversa dal bagliore caldo e tremolante del gas, ma la maggior parte dei vicoli e delle strade secondarie resta affidata all'illuminazione a gas o, nelle zone più povere dell'East End, all'oscurità quasi completa, rotta soltanto dalla luce fioca di qualche lanterna a olio. Il contrasto tra le arterie principali, brillanti e moderne, e i vicoli bui a pochi metri di distanza è uno dei tratti più caratteristici della Londra del 1895 e una metafora involontaria delle contraddizioni dell'epoca. La fotografia, che all'inizio del secolo era un procedimento lungo, costoso e riservato a pochi specialisti con laboratori chimici ambulanti, diventa accessibile al pubblico grazie alle fotocamere portatili Kodak, introdotte nel 1888 con lo slogan 'You press the button, we do the rest'. Le comunicazioni si velocizzano in modo straordinario: il telegrafo elettrico, la cui rete si estende ormai su tutto il globo grazie ai cavi sottomarini che attraversano gli oceani, collega Londra con ogni angolo dell'Impero, permettendo di ricevere notizie dall'India o dall'Australia in poche ore anziché in settimane o mesi. Il telefono, brevettato da Alexander Graham Bell nel 1876, inizia a diffondersi nei quartieri benestanti e negli uffici commerciali della City, anche se nel 1895 resta ancora un oggetto relativamente raro e costoso, riservato a professionisti, uomini d'affari e famiglie agiate. La National Telephone Company gestisce la rete urbana, ma la copertura è limitata, le tariffe elevate e le chiamate spesso disturbate da interferenze e interruzioni che rendono ogni conversazione un piccolo atto di fede nella tecnologia.

La metropolitana di Londra, la prima al mondo, inaugurata nel 1863 con la Metropolitan Railway, ha cambiato radicalmente il modo di muoversi in città, rendendo possibili spostamenti rapidi attraverso un tessuto urbano sempre più vasto e congestionato. Nel 1890 è stata aperta la prima linea interamente sotterranea a trazione elettrica, la City and South London Railway, che collega Stockwell a King William Street senza bisogno delle soffocanti locomotive a vapore che avevano reso i primi tunnel un'esperienza ai limiti della sopportazione umana, con il fumo che si accumulava nelle gallerie e i passeggeri che emergevano in superficie con i volti anneriti dalla fuliggine. I treni elettrici sono puliti, veloci e relativamente affidabili, e stanno trasformando la geografia sociale della città, permettendo ai lavoratori della classe media di vivere in sobborghi sempre più lontani dal centro — Brixton, Clapham, Hampstead — e raggiungere il posto di lavoro nella City in tempi ragionevoli. Anche il trasporto di superficie si evolve: gli omnibus a cavallo e i tram a cavallo dominano ancora le strade, ma si sperimentano già tram elettrici e i primi veicoli a motore, le cosiddette horseless carriages, cominciano a fare la loro timida comparsa, suscitando curiosità, entusiasmo e non poca diffidenza tra pedoni e conducenti di carrozze. La medicina compie passi decisivi in questo decennio, trasformandosi da arte empirica in scienza rigorosa. La teoria dei germi, sviluppata da Louis Pasteur e Robert Koch, sta rivoluzionando la comprensione delle malattie infettive. Si identificano gli agenti patogeni di tubercolosi, colera, tifo, difterite e peste bubbonica. Si sperimentano vaccini e sieri antitossici con risultati che sembrano miracolosi. Le tecniche chirurgiche si affinano enormemente grazie all'adozione sistematica degli antisettici introdotti da Joseph Lister e alla diffusione dell'anestesia con etere e cloroformio, che hanno trasformato la sala operatoria da camera degli orrori a luogo di guarigione.

Nel 1895, la scoperta dei raggi X da parte di Wilhelm Röntgen sembra aprire una finestra letterale dentro il corpo umano, promettendo di rendere visibile ciò che la natura ha nascosto sotto la pelle e le ossa. La notizia si diffonde rapidamente attraverso i giornali e le riviste scientifiche, catturando l'immaginazione del pubblico e alimentando tanto l'entusiasmo per le possibilità diagnostiche quanto inquietudini profonde sulla possibilità che la scienza stia violando confini che non dovrebbero essere oltrepassati. L'idea che qualcuno possa vedere attraverso i vestiti e la carne suscita fascino e orrore in egual misura. Nello stesso anno, il giovane inventore italiano Guglielmo Marconi compie i primi esperimenti di telegrafia senza fili nella villa paterna di Pontecchio, aprendo la strada a una rivoluzione nelle comunicazioni che nessuno è ancora in grado di prevedere appieno. Eppure, più la scienza avanza e più le sue promesse si fanno audaci, più cresce il sospetto che qualcosa sfugga al controllo della ragione umana. Le malattie mentali non diminuiscono, anzi sembrano moltiplicarsi sotto la pressione della vita urbana moderna, con le sue folle anonime, i suoi ritmi frenetici, il suo rumore incessante. I manicomi sono sovraffollati, le diagnosi vaghe e spesso contraddittorie, i trattamenti brutali e inefficaci. La criminalità non sparisce nonostante i progressi della polizia scientifica e l'introduzione delle impronte digitali come strumento di identificazione. Le grandi città restano luoghi di miseria, vizio e morte improvvisa, dove epidemie di colera, tifo e difterite possono ancora decimare interi quartieri nel giro di poche settimane. La sensazione diffusa, tra chi ha la cultura e la sensibilità per percepirla, è che il progresso stia illuminando il mondo, ma non rendendolo più sicuro. Ogni nuova scoperta sembra rivelare nuove ombre, ogni conquista tecnologica porta con sé nuove minacce, e la promessa di un futuro radioso si scontra quotidianamente con la realtà di una città che resta, sotto la superficie splendente della civiltà vittoriana, un luogo pericoloso, sporco e profondamente ingiusto.

Cultura, morale e inquietudine di fine secolo

La cultura riflette questa frattura profonda tra progresso e inquietudine, tra l'ottimismo ufficiale dell'epoca — quell'orgoglio imperiale e quella fiducia nella civiltà britannica che permeano i discorsi pubblici e le cerimonie ufficiali — e le ansie sotterranee che attraversano la società come correnti oscure sotto una superficie apparentemente tranquilla. I romanzi diventano più cupi, più ambigui, più attenti ai territori oscuri della mente umana e ai lati nascosti della vita sociale. La letteratura gotica, che aveva conosciuto un primo periodo d'oro all'inizio del secolo con Mary Shelley e il suo Frankenstein, vive una rinascita potente e significativa. La figura del doppio, della degenerazione, della maschera sociale che nasconde un volto mostruoso si impone nell'immaginario collettivo con una forza che rivela quanto profondo sia il disagio della società vittoriana nei confronti di se stessa. Opere come Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson, pubblicato nel 1886, parlano apertamente della paura che l'uomo moderno nutre verso la propria natura nascosta, della bestia che si annida dietro la facciata del gentiluomo rispettabile, del peccato che prospera all'ombra della rispettabilità. Il romanzo di Stevenson viene letto da tutti — aristocratici e impiegati, signore nei salotti e operai nei pub —, discusso nei sermoni domenicali, citato nelle aule universitarie e nelle conversazioni dei club. La sua influenza sull'immaginario popolare è immensa e duratura. Bram Stoker lavora intanto al suo Dracula, che verrà pubblicato nel 1897, attingendo alle paure dell'invasione straniera, della contaminazione sessuale, della perdita di controllo sul proprio corpo e sulla propria volontà, temi che risuonano profondamente in una società ossessionata dalla purezza razziale e dalla disciplina morale. H.G. Wells pubblica La macchina del tempo nel 1895, immaginando un futuro in cui l'umanità si è divisa in due specie separate — gli Eloi, creature fragili e passive che vivono in superficie, e i Morlock, esseri sotterranei e bestiali che si nutrono di loro — una metafora inquietante e trasparente della frattura di classe che già divide la Londra contemporanea tra il West End luminoso e l'East End tenebroso.

Nel 1888 Londra viene paralizzata dagli omicidi attribuiti a Jack lo Squartatore. Tra la fine di agosto e il novembre di quell'anno, almeno cinque donne — tutte prostitute che vivevano nella miseria più nera dei vicoli di Whitechapel, in stanze ammobiliate a quattro pence la notte quando andava bene, per strada quando non avevano nemmeno quelli — vengono brutalmente assassinate e mutilate con una precisione anatomica che suggerisce conoscenze mediche o da macellaio. La stampa popolare, i penny dreadful e i giornali sensazionalistici come lo Star e il Pall Mall Gazette trasformano la violenza in spettacolo macabro, pubblicando dettagli raccapriccianti, lettere attribuite all'assassino — inclusa la famigerata lettera 'From Hell' accompagnata da mezzo rene umano conservato in alcol — e illustrazioni che alimentano il terrore e la morbosità del pubblico. La polizia metropolitana, guidata dal commissario Sir Charles Warren, appare impotente e divisa da rivalità interne. Il capo della Criminal Investigation Department, Robert Anderson, è in vacanza in Svizzera durante gli omicidi più efferati, e i metodi investigativi dell'epoca — basati sul pedinamento, sulla delazione e sull'interrogatorio piuttosto che sulle prove forensi — si rivelano del tutto inadeguati di fronte a un assassino che colpisce e scompare nella nebbia e nel labirinto di vicoli dell'East End. La città scopre di non conoscersi davvero. L'East End, fino a quel momento ignorato dalla buona società come un problema lontano e sgradevole, diventa improvvisamente il centro dell'attenzione nazionale, e con esso emergono alla luce le condizioni di vita spaventose in cui vivono centinaia di migliaia di londinesi. È un trauma collettivo che segna un prima e un dopo nella coscienza della città. I delitti dello Squartatore non vengono mai risolti, e l'identità dell'assassino resta uno dei misteri più discussi del secolo, alimentando teorie che coinvolgono personaggi di ogni estrazione sociale, dai macellai ebrei di Whitechapel ai chirurghi di Harley Street, fino ai membri della famiglia reale.

Nel 1895, il processo e la condanna di Oscar Wilde rendono evidente a tutti, con una brutalità che non lascia spazio a illusioni, la fragilità della morale vittoriana e la violenza con cui la società è disposta a punire chi ne infrange le regole non scritte. Wilde, il più brillante drammaturgo e conversatore della sua generazione, l'uomo che ha affascinato i salotti di Londra con il suo spirito tagliente, le sue provocazioni estetiche e i suoi paradossi memorabili, viene processato e condannato a due anni di lavori forzati per gross indecency — atti osceni con altri uomini — dopo aver commesso l'errore fatale di querelare il marchese di Queensberry, padre del suo giovane amante Lord Alfred Douglas, per diffamazione. Il processo si trasforma in uno spettacolo pubblico che mette a nudo l'ipocrisia di una società che tollerava in privato ciò che puniva in pubblico, che applaudiva Wilde a teatro la sera e lo distruggeva in tribunale la mattina seguente. La condanna ha un effetto raggelante su tutta la comunità omosessuale londinese e su chiunque si sia mai permesso di vivere al di fuori delle norme convenzionali. Molti uomini fuggono sul continente — a Parigi, a Firenze, a Capri — per paura di essere i prossimi. L'Aesthetic Movement, di cui Wilde era il campione più visibile con il suo garofano verde all'occhiello e il suo culto della bellezza fine a se stessa, subisce un colpo mortale, e la parola 'decadente' diventa nei giornali e nei pulpiti sinonimo di perversione e degenerazione morale. Nello stesso periodo, lontano dall'Inghilterra ma destinato a influenzare profondamente il modo in cui l'umanità comprende se stessa, Sigmund Freud inizia a elaborare le prime teorie che mettono in discussione l'idea di una mente razionale e controllabile. I suoi Studien über Hysterie, pubblicati nel 1895 con Josef Breuer, suggeriscono che sotto la superficie della coscienza si agitano forze oscure, desideri repressi e traumi sepolti che governano il comportamento umano al di là della volontà e dell'educazione morale. Anche se ancora poco conosciute in Inghilterra, dove la psicologia è dominata dall'approccio fisiologico, queste idee contribuiscono a incrinare la fiducia nell'uomo come essere interamente padrone di sé. La fine del secolo si avvicina portando con sé una sensazione diffusa di decadenza e trasformazione che i francesi chiamano fin de siècle e che si diffonde anche oltre la Manica per descrivere quell'atmosfera di esaurimento, raffinatezza eccessiva e presagio di cambiamento radicale che permea la cultura e la società. Per chi vive a Londra nel 1895, il mondo sembra contemporaneamente al culmine del suo splendore e sull'orlo di qualcosa di sconosciuto e forse terribile.