Abbigliamento e moda

Contesto generale

L'abbigliamento vittoriano è profondamente influenzato dal clima di austerità morale che caratterizza gran parte del regno di Vittoria, soprattutto dopo la morte del Principe Consorte Alberto nel 1861, un evento che getta la sovrana in un lutto perpetuo e trasmette a tutta la nazione un senso cupo di decoro funebre. Il rigore non riguarda soltanto il comportamento pubblico, le buone maniere e la conversazione educata, ma anche e soprattutto la silhouette, i colori, i materiali e il modo in cui il corpo viene mostrato o, più spesso, nascosto sotto strati di tessuto, corsetti, imbottiture e strutture rigide. Ogni centimetro di pelle esposta è un potenziale scandalo, ogni colore troppo vivace una dichiarazione di frivolezza, ogni tessuto troppo leggero un invito al pettegolezzo. La moda vittoriana non è semplicemente una questione estetica: è un sistema di comunicazione sociale, un linguaggio muto ma eloquentissimo che rivela immediatamente a chiunque sappia leggerlo la classe sociale, lo stato civile, la professione, l'età, il livello di rispettabilità e persino le inclinazioni morali di chi lo indossa.

Il 1895 si colloca però in una fase di transizione significativa. La rigidità vittoriana è ancora dominante nella maggioranza della società, ma iniziano ad affacciarsi nuove sensibilità che esploderanno con l'epoca edwardiana nei primi anni del Novecento. Alcune mode considerate audaci fanno la loro comparsa, soprattutto nei ceti urbani più progressisti, tra i giovani che frequentano i circoli artistici e letterari, negli ambienti sportivi dove la praticità impone compromessi con il decoro, e nei quartieri bohémien di Chelsea e Bloomsbury dove artisti e scrittori sperimentano modi di vivere e di vestire alternativi. La Rational Dress Society, fondata nel 1881 da Viscountess Harberton, promuove attivamente un abbigliamento femminile più pratico e salutare, combattendo contro i corsetti troppo stretti e le gonne troppo lunghe e pesanti. L'abbigliamento resta comunque un potente e immediato marcatore sociale, forse il più leggibile di tutti. Classe, genere, età, stato civile e rispettabilità sono immediatamente leggibili dal modo di vestire. Un occhio esperto può determinare in un istante se una donna è sposata o nubile, se un uomo appartiene alla gentry o alla classe mercantile, se qualcuno sta osservando il lutto o se il suo abbigliamento tradisce pretese di ascesa sociale superiori alla sua reale condizione. Vestire al di sopra del proprio stato è considerato volgare, vestire al di sotto sospetto. L'industria tessile e dell'abbigliamento è uno dei settori economici più importanti della Gran Bretagna, impiegando centinaia di migliaia di lavoratori — soprattutto donne e bambini — nelle fabbriche del Lancashire, nelle sartorie del West End e nei laboratori clandestini dell'East End dove immigrati ebrei dall'Europa orientale cuciono per dodici ore al giorno in condizioni miserevoli, alimentando il fenomeno dello sweating system denunciato da giornalisti e riformatori sociali.

Moda femminile

L'abbigliamento femminile è il più codificato e simbolicamente carico di significati in tutta la società vittoriana. Il corpo della donna è modellato, disciplinato e spesso costretto per riflettere un ideale di decoro, controllo e rispettabilità che è al tempo stesso estetico, morale e politico. La donna rispettabile deve apparire fragile ma composta, elegante ma non vistosa, attraente ma non provocante — un equilibrio impossibile che genera ansie, ossessioni e un'industria fiorente di riviste di moda, manuali di etichetta e consulenze sartoriali. Nel corso del secolo la crinolina domina la scena della moda femminile, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Settanta. Si tratta di una struttura rigida di cerchi metallici collegati da nastri di tessuto, posta sotto la gonna come un'enorme gabbia che amplia la silhouette fino a dimensioni impressionanti — alcune crinoline raggiungono un diametro di oltre un metro e mezzo — e separa fisicamente la donna dallo spazio circostante, creando intorno a lei una zona di rispetto che nessuno può violare senza il suo consenso. Questo elemento limita drasticamente i movimenti, rende difficili le interazioni ravvicinate, impedisce di sedersi comodamente, di salire in carrozza senza assistenza, di passare attraverso porte strette o di muoversi in spazi affollati, e sottolinea una femminilità distante, inaccessibile e profondamente dipendente dall'aiuto altrui.

Con il passare degli anni la crinolina viene progressivamente ridotta e trasformata nella crinolette o tournure (in inglese bustle), che concentra il volume sul retro della gonna, creando un profilo caratteristico con il busto eretto, la vita strettissima e un'ampia prominenza posteriore sostenuta da cuscinetti imbottiti, strutture in acciaio o crine di cavallo. Il busto e il seno vengono spinti in avanti dalla postura imposta dal corsetto, mentre il fondoschiena è enfatizzato dalla tournure, producendo una silhouette a S che i medici dell'epoca denunciano come dannosa per la colonna vertebrale e gli organi interni, ma che la moda impone come l'unica forma accettabile di femminilità elegante. Il corsetto — la pièce de résistance dell'abbigliamento femminile vittoriano — diventa sempre più stretto e strutturato negli ultimi decenni del secolo. Realizzato in tessuto resistente rinforzato con stecche di balena, acciaio o corno, fascia il torso dalla linea del seno fino ai fianchi, comprimendo la vita fino a dimensioni innaturali — le famigerate wasp waists di quarantacinque o cinquanta centimetri — e imponendo una postura rigida, eretta, quasi militare che spesso causa svenimenti, difficoltà respiratorie, deformazioni delle costole, problemi digestivi e, nei casi più estremi, danni permanenti agli organi interni. Alcune donne portano il corsetto anche di notte per mantenere la vita sottile, e l'allacciatura stretta (tight-lacing) è una pratica diffusa soprattutto tra le giovani che cercano marito. Compaiono i primi reggiseni, giudicati scandalosi e moralmente ambigui da molti, ma accolti con sollievo da chi soffre le torture del corsetto. Camice steccate, giacche aderenti (tailor-made), volant, nastri, pizzi e decorazioni di ogni tipo arricchiscono l'insieme, soprattutto nei ceti più alti che possono permettersi tessuti pregiati come seta, velluto, broccato e mussola. I colori tendono a essere sobri e scuri per il giorno — blu marina, grigio, marrone, bordeaux — e più ricchi e profondi per la sera — cremisi, viola, verde smeraldo, nero lucido. Una donna dell'alta società può cambiare abito fino a sei volte al giorno: abito da mattina, abito da passeggio, abito per il pranzo, abito per il tè, abito da sera e abito da ballo, ciascuno con le proprie regole, i propri accessori e i propri significati.

Capelli e cosmetici femminili

I capelli femminili rivestono un'importanza quasi ossessiva nella cultura vittoriana, caricati di significati simbolici che vanno ben oltre l'estetica. Non vengono tagliati se non in caso di malattia grave, di lutto estremo o per necessità mediche, e la loro lunghezza e spessore sono considerati segni inequivocabili di salute, moralità e femminilità. Una donna con capelli lunghi, folti e lucenti è considerata sana, virtuosa e desiderabile; una donna con capelli radi o danneggiati suscita pietà o sospetto. Le acconciature sono elaborate e richiedono tempo, pazienza e spesso l'aiuto di una cameriera o di una parrucchiera. Trecce complesse, chignon voluminosi, boccoli arricciati con il ferro caldo, raccolti morbidi e costruzioni architettoniche di capelli sono la norma per le occasioni formali, spesso arricchiti da fiori freschi o secchi, piume di struzzo o di airone, perle, fiocchi di nastro, pettini d'avorio o di tartaruga e fermagli in argento o oro. Lo stile delle acconciature varia con la moda e l'età: le giovani non sposate portano i capelli più sciolti, spesso con boccoli che scendono sulle spalle, mentre le donne sposate e le matrone li raccolgono in acconciature più severe e contenute.

Sciogliere i capelli in pubblico è considerato profondamente indecente, un atto di intimità che appartiene alla sfera privata della camera da letto e del bagno. Solo prostitute, attrici e ballerine osano farlo apertamente, sfruttando il valore erotico intenso che la cultura vittoriana attribuisce alla chioma femminile sciolta — un'immagine che compare frequentemente nella pittura preraffaellita e nella poesia decadente come simbolo di sensualità e trasgressione. Le donne con capelli sottili, radi o danneggiati ricorrono senza vergogna a posticci, trecce finte, imbottiture di crine e rats — cilindretti di capelli morti o materiale di riempimento su cui vengono arrotolati i capelli naturali per creare volume. Il commercio di capelli umani è fiorente: capelli provenienti da contadine europee, da conventi, da prigioni e persino da obitori vengono acquistati, trattati e rivenduti come posticci e parrucche. I cosmetici sono ufficialmente malvisti dalla morale pubblica. La donna rispettabile deve apparire naturale, come se la sua bellezza fosse un dono divino piuttosto che il risultato di artifici terreni. In realtà, dietro questa facciata di naturalezza, si fa largo uso di espedienti discreti per ottenere una pelle pallida, considerata elegante e aristocratica perché segno di una vita trascorsa al riparo dal sole, lontana dal lavoro manuale all'aperto che scurisce la pelle delle donne delle classi inferiori. Il pallore è così desiderato che alcune donne arrivano a disegnare sottili venature blu sul viso e sul décolleté con una matita per simulare la trasparenza della pelle attraverso cui si vedono le vene — il segno definitivo del sangue blu. Barbabietola schiacciata per colorare labbra e guance, sopracciglia depilate e ridisegnate con una matita di sughero bruciato, cipria di riso per uniformare l'incarnato, acque profumate alla rosa e alla lavanda per mascherare gli odori corporei sono pratiche comuni. Al contrario, prostitute e attrici utilizzano trucchi vistosi e appariscenti — rossetto rosso intenso, belletto pesante, kohl nero intorno agli occhi — spesso a base di sostanze tossiche come il piombo bianco (ceruse), il mercurio e l'arsenico, che causano dermatiti, avvelenamenti cronici e, nei casi più gravi, la morte.

Accessori femminili

Con la progressiva riduzione del volume delle gonne negli anni Novanta del secolo, le scarpe acquistano una visibilità che non avevano mai avuto prima, quando erano nascoste sotto metri di tessuto e strutture rigide. Punte affusolate in stile francese, tacchi moderati ma eleganti, colori vivaci — bordeaux, verde scuro, blu — e abbinamenti accurati con l'abito diventano comuni tra le donne delle classi superiori. Le scarpe sono generalmente stivaletti con bottoni laterali che arrivano appena sopra la caviglia, realizzati in pelle morbida, raso o seta per le occasioni formali. Le donne delle classi popolari portano scarpe più robuste e pratiche, spesso ereditae o acquistate di seconda mano. I guanti sono un accessorio fondamentale dell'abbigliamento femminile vittoriano, quasi un'estensione naturale della mano che non deve mai essere mostrata nuda in pubblico nelle occasioni formali. Guanti lunghi in seta, che arrivano oltre il gomito e si abbottonano con piccoli bottoni di madreperla, sono indispensabili nelle occasioni serali — a teatro, ai balli, alle cene formali. Per il giorno si usano guanti più corti in capretto (kid leather), morbidissimi e aderenti, disponibili in una vasta gamma di colori che devono armonizzarsi con l'abito. Togliere un guanto per stringere la mano è un gesto di intimità e fiducia che non viene concesso a tutti.

In inverno si usano manicotti (muffs), cilindri di tessuto imbottito, pelliccia o velluto in cui le donne infilano entrambe le mani per tenerle al caldo. I manicotti sono anche pratici nascondigli per piccoli oggetti personali — fazzoletti, sali profumati, bottigliette di laudano, persino piccole pistole derringer nelle mani di donne che hanno ragione di temere per la propria sicurezza. Gli ombrellini parasole sono accessori essenziali della donna elegante durante la bella stagione, utilizzati per proteggere la pelle dal sole e mantenere il pallore aristocratico, ma anche come strumenti di civetteria e comunicazione non verbale. Un ombrellino aperto e inclinato verso un ammiratore può significare incoraggiamento, uno chiuso e tenuto dritto può indicare rifiuto. Sono generalmente in seta chiara — bianca, avorio, rosa pallido — con bordi in pizzo e manici in avorio, corno o legno lavorato. Gioielli di ogni tipo completano l'abbigliamento: cameo scolpiti in conchiglia o pietra dura, spille ornamentali appuntate sul bavero o sulla cravattina, braccialetti a catena, collane di perle vere o finte, orecchini pendenti, piccoli orologi da giacca appesi con una catena al corpetto, forcine ornate con pietre semipreziose, diademi per le occasioni più formali, e l'immancabile chatelaine — una catena decorativa appesa alla cintura da cui pendono piccoli strumenti utili come forbicine, un taccuino, un portamatite, un flacone di sali e le chiavi di casa, simbolo pratico dell'autorità domestica della donna borghese.

Moda maschile

La moda maschile vittoriana è meno appariscente di quella femminile, ma altrettanto rigida nelle sue regole e altrettanto eloquente come marcatore sociale. Il principio fondamentale è la rispettabilità: l'uomo deve apparire serio, ordinato, controllato e soprattutto uniforme — il che paradossalmente rende ogni deviazione dalla norma immediatamente visibile e significativa. Il Great Masculine Renunciation, il processo per cui gli uomini hanno progressivamente abbandonato i colori vivaci, le decorazioni elaborate e i tessuti preziosi dell'abbigliamento settecentesco in favore di un'austerità sobria e scura, ha raggiunto il suo apice nell'epoca vittoriana. Il completo maschile standard è composto da camicia bianca con colletto rigido inamidato (che può essere separato dalla camicia e intercambiabile), gilet (waistcoat), giacca e pantaloni. Il colletto è un elemento cruciale: alto, rigido, spesso scomodo e talvolta doloroso, il colletto inamidato impone una postura eretta e un portamento composto che è al tempo stesso segno di educazione e strumento di disciplina corporea. Il cappello è assolutamente obbligatorio all'aperto per qualsiasi uomo che pretenda un minimo di rispettabilità. La scelta del cappello comunica immediatamente lo status sociale: il top hat (cilindro) è riservato alle occasioni formali e alle classi superiori, il bowler (bombetta) è il copricapo della borghesia e degli impiegati della City, il cappello a tesa morbida (trilby o fedora) è più informale e associato agli ambienti artistici, mentre la coppola (flat cap) è il cappello della classe operaia.

I colori dell'abbigliamento maschile sono scuri, soprattutto per il giorno: nero per le occasioni formali e professionali, grigio antracite, marrone scuro, blu notte. Il nero è il colore dominante nella City e nelle professioni liberali — avvocati, medici, banchieri, funzionari pubblici — al punto che un uomo vestito di nero è immediatamente riconoscibile come un professionista o un gentiluomo. Le giacche possono essere più aderenti e strutturate (frock coat) per le occasioni formali, oppure il nuovo morning coat con i lembi arrotondati che si aprono sul davanti, sempre più popolare per l'uso quotidiano. I giovani alla moda iniziano ad adottare il lounge suit, un completo più morbido e informale che anticipa la moda del Novecento. Il gilet è un elemento centrale dell'abbigliamento maschile, spesso l'unico spazio concesso a un minimo di fantasia cromatica e decorativa in un insieme altrimenti sobrio: gilet in seta ricamata, in broccato, in colori come il rosso scuro, l'oro, il verde bottiglia, con bottoni in madreperla o in metallo, permettono all'uomo vittoriano di esprimere una nota di individualità senza violare le regole della sobrietà. La cravatta è un altro elemento essenziale, disponibile in forme diverse — cravatta a farfalla (bow tie) per le occasioni formali, cravatta lunga (four-in-hand) per l'uso quotidiano, ascot tie per le occasioni semi-formali — e fermata da un fermacravatta (tie pin) in oro o argento che può essere un oggetto di grande valore e significato personale. Gemelli, spille da bavero, catene per l'orologio da taschino, anelli con sigillo e portafoglio in pelle completano l'equipaggiamento del gentiluomo.

Il bastone da passeggio è più diffuso tra i dandy e gli esteti, che ne fanno un elemento di stile e di ostentazione, scegliendo bastoni con impugnature in argento lavorato, avorio, corno o legni esotici, talvolta con una lama nascosta all'interno (sword stick) per la difesa personale. Il gentiluomo rispettabile della City predilige invece l'ombrello di seta arrotolato, portato sempre chiuso indipendentemente dal tempo, come accessorio di eleganza piuttosto che come protezione dalla pioggia. Il monocolo è un accessorio elitario e vagamente eccentrico, associato a certi ambienti aristocratici, intellettuali e militari — portarlo è fare una dichiarazione di appartenenza a un certo mondo. Il pince-nez, occhiali senza stanghette che si reggono sul naso con una molla, è più comune tra professionisti e accademici. Il fumo è una pratica sociale fondamentale per l'uomo vittoriano, un rituale che scandisce la giornata e le interazioni sociali. Il sigaro è l'attributo del gentiluomo ricco e del dopo-cena — Havana per i più raffinati, cheroot coloniali per i militari di ritorno dall'India. La pipa è più democratica e domestica, associata alla riflessione, alla conversazione e al comfort del focolare. La sigaretta, inizialmente considerata effeminata e continentale, si sta diffondendo rapidamente tra i giovani e nella classe media. Portasigarette in argento cesellato, tabacchiere in lacca o tartaruga, accendini a miccia e tagliaerba in acciaio fanno parte dell'equipaggiamento quotidiano dell'uomo adulto e sono spesso oggetti di pregio, regalati per occasioni speciali e trasmessi di generazione in generazione.

Abbigliamento e classi sociali

Le differenze di classe sono immediatamente visibili nell'abbigliamento e un osservatore esperto — un poliziotto, un cameriere, un commerciante — può determinare in un istante la posizione sociale di un individuo dal taglio della giacca, dalla qualità del tessuto, dalla pulizia dei polsini e dalla lucentezza delle scarpe. L'aristocrazia e l'alta borghesia possono permettersi abiti su misura realizzati dai sarti più rinomati di Savile Row e dei grandi atelier di Mayfair, tessuti pregiati importati dall'Italia, dalla Francia e dall'India, cambi frequenti — un gentiluomo può possedere una dozzina di completi per diverse occasioni — e accessori costosi che comunicano ricchezza senza ostentazione volgare. Le donne dell'alta società seguono la moda con attenzione quasi maniacale, consultando le riviste parigine, frequentando i saloni delle couturières più quotate e partecipando alla Season londinese con guardaroba che possono costare quanto il salario annuale di un operaio. I crinoline e i corsetti delle signore dell'alta società sono più raffinati, realizzati con materiali migliori — seta invece di cotone, stecche di balena invece di acciaio, pizzi di Valenciennes invece di imitazioni a macchina — e confezionati da specialiste che conoscono le esigenze e i capricci delle loro clienti. Gli uomini dell'aristocrazia e dell'alta borghesia indossano completi impeccabili, con camicie di lino irlandese, colletti perfettamente inamidati, scarpe lucide come specchi e cappelli nuovi di forma impeccabile.

La borghesia media — impiegati, commercianti, professionisti minori, insegnanti, funzionari — adotta uno stile più pratico e necessariamente più economico, ma che imita con scrupolo i modelli delle classi superiori. Gli abiti sono spesso confezionati industrialmente o acquistati nei nuovi grandi magazzini come Whiteley's, Selfridges o Harrods, che offrono moda a prezzi accessibili per la classe media aspirante. La cura dell'aspetto è fondamentale, perché l'abbigliamento diventa lo strumento principale di ascesa sociale — o almeno della sua apparenza. Un impiegato della City che si presenta al lavoro con il colletto sporco, le scarpe consumate o il cappello ammaccato rischia non solo il ridicolo ma la perdita del posto. Le mogli della borghesia media trascorrono ore a stirare, rammendare, spazzolare e curare gli abiti della famiglia, spesso con l'aiuto di una sola domestica tuttofare. Le classi popolari — operai, artigiani, domestici, venditori ambulanti, lavoratori occasionali — indossano abiti funzionali e resistenti, spesso ereditati, comprati di seconda mano nelle botteghe di Petticoat Lane e dei mercati dell'East End, o ottenuti dai monti di pietà. Le donne lavoratrici rinunciano per necessità alle strutture ingombranti dell'abbigliamento borghese, optando per gonne più semplici e corte — che arrivano appena sopra la caviglia per non intralciare il lavoro —, camicette di cotone grezzo, grembiuli pratici che proteggono gli abiti dallo sporco e scialli di lana che fungono da cappotto, borsa e coperta all'occorrenza. Gli uomini delle classi popolari portano giacche robuste di fustagno o tweed, camicie di flanella consumate e rattoppate, pantaloni tenuti su da bretelle di stoffa, cappelli pratici — la coppola onnipresente, il berretto da lavoro — e scarponi pesanti chiodati che echeggiano sui selciati. L'abito è spesso unico e viene riparato più e più volte, fino a quando il tessuto non si disintegra. L'eleganza cede il passo alla necessità, e la dignità si misura non nella qualità degli abiti ma nella pulizia con cui vengono mantenuti — un concetto che la classe operaia rispettabile tiene in altissima considerazione.

Abbigliamento sportivo e cambiamenti di fine secolo

La diffusione dello sport e delle attività all'aperto tra le classi medie e superiori modifica gradualmente la moda negli ultimi decenni del secolo, creando nuove categorie di abbigliamento che sfidano le rigide convenzioni vittoriane. La bicicletta, il tennis, il pattinaggio sul ghiaccio, il croquet, l'equitazione, il nuoto e la ginnastica impongono abiti più pratici e meno restrittivi, soprattutto per le donne che scoprono nella pratica sportiva una libertà di movimento che la moda quotidiana nega loro. La mania per la bicicletta (cycling craze) degli anni Novanta è forse il fenomeno più significativo: la safety bicycle, con le sue due ruote uguali e il telaio basso, rende il ciclismo accessibile alle donne e pone immediatamente il problema dell'abbigliamento. È impossibile pedalare con una gonna lunga fino ai piedi, un corsetto rigido e tre strati di sottogonne senza rischiare la vita. Le gonne si accorciano leggermente, compaiono abiti specifici per lo sport — giacche più corte, gonne svasate, camicette morbide — e i primi costumi da bagno femminili, ancora molto coprenti e realizzati in lana pesante che diventa quasi insopportabile una volta bagnata, ma che rappresentano comunque una concessione rivoluzionaria alla libertà del corpo femminile.

I bloomers, pantaloni ampi e gonfi che si raccolgono sotto il ginocchio con un elastico o un laccio, rappresentano una vera e propria rottura simbolica con l'ordine vestimentario vittoriano. Prendono il nome da Amelia Bloomer, un'attivista americana che li ha promossi negli anni Cinquanta, ma è negli anni Novanta che si diffondono come abbigliamento da ciclismo femminile. Facilitano enormemente il movimento e la pedalata, ma attirano critiche feroci, caricature crudeli e persino aggressioni fisiche da parte dei settori più conservatori della società, che vedono nei pantaloni femminili un attacco diretto all'ordine naturale dei sessi. I bloomers sono associati a donne progressiste, emancipate, suffragiste, spesso ridicolizzate dalla stampa satirica come mascolacce (mannish women) o accusate apertamente di immoralità e depravazione. Punch pubblica vignette in cui donne in bloomers terrorizzano mariti sottomessi e sconvolgono l'ordine domestico. Nonostante le resistenze, il cambiamento è in atto e non può essere fermato. La New Woman — la donna nuova, istruita, indipendente, che lavora, che fuma, che va in bicicletta, che legge i romanzi sbagliati e ha opinioni proprie — è la figura più discussa e controversa della fine del secolo, e il suo abbigliamento è il campo di battaglia più visibile della trasformazione sociale in corso. Alla fine del secolo, l'abbigliamento diventa uno dei primi terreni in cui si manifesta il cambiamento sociale che trasformerà il Novecento. Il corpo inizia lentamente a riacquistare mobilità, scioltezza e autonomia, anticipando le trasformazioni radicali che seguiranno. I corsetti si allentano gradualmente, le gonne si accorciano di qualche centimetro, i colori si schiariscono, i tessuti diventano più leggeri. La linea del corpo femminile inizia a emergere sotto gli strati di tessuto e struttura, e con essa emerge una nuova idea di donna che non è più definita esclusivamente dal suo aspetto e dalla sua funzione decorativa.